Camera Arbitrale - Azienda speciale CCIAA Roma

Dalle ADR alle CDC

Home CCIAA
Logo Camera Arbitrale
Arbitra Camera - azienda speciale della CCIAA
Home » Approfondimenti » Articoli » Dalle ADR alle CDC

Primo Piano

Unioncamere e AEEGSI - Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e i ....
Arbitra Camera, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l’Associazione ....
Si avvisa l'utenza che, a partire dal 01.01.2017, i versamenti a favore di Arbitra ....
Si comunica che dal 1° luglio p.v., la Camera Arbitrale di Roma cambia la propria ....
La Camera Arbitrale Informa
Form di contatto
Vai al sito istituzionale CCIAA di Roma
Dalle ADR alle CDC

Dalle ADR (Alternative Dispute Resolution) alle CDC (Complementary Dispute Composition)

La tradizione giuridica di common law indica con l’acronimo ADR (Alternative Dispute Resolution) i procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie.

Tali procedimenti, da un lato, si sono storicamente sviluppati in conseguenza della crisi raggiunta dalla giustizia e, dall’altro, hanno risentito l'influsso del sensibile incremento dei processi di internazionalizzazione dei rapporti commerciali.

Occorre evidenziare, infatti, che l’introduzione dell’istituto della mediazione quale strumento per addivenire alla composizione amichevole delle controversie ed avente lo scopo di deflazionare il sistema giudiziario, si pone sulla scia della normativa comunitaria (Direttiva n. 2008/52/CE, relativa alle controversie transfrontaliere in materia civile e commerciale), che si prefigge l'intento di facilitare l’accesso alla giustizia sia attraverso la promozione del ricorso delle parti agli strumenti di mediazione, sia attraverso un raccordo tra questi e le procedure giurisdizionali.

Le parti, fatta eccezione per la tutela dei c.d. diritti indisponibili, restano libere di conservare il pieno controllo sugli atti posti in essere mediante l’esercizio della propria autonomia e, pertanto, possono decidere di addivenire a forme di auto-composizione od etero-composizione dei propri interessi che, pur situandosi al di fuori del fenomeno giurisdizionale, trovano eguale riconoscimento sotto il profilo costituzionale.
Ne consegue che le ADR non debbono essere considerate quali strumenti antitetici e contrapposti al sistema tradizionale di tutela dei diritti, la cui attuale inadeguatezza non appare rispondere alle esigenze sottostanti una moderna gestione dei conflitti.

Tali modelli, invece, sussistono all’interno del nostro ordinamento non in veste ancillare o “alternativa” rispetto agli strumenti di tutela su base giurisdizionale, bensì rivestono una peculiare funzione “complementare” rispetto a questi ultimi, atteso che consentono alle parti di instaurare un dialogo su basi costruttive e di mantenere una forma di controllo sul relativo procedimento, consentendo alle stesse di adire successivamente, in caso di esito negativo, l’autorità giudiziaria.

Per quanto attiene, inoltre, alla nozione di conflitto ed indipendentemente da ogni valutazione sul significato attribuibile al predetto termine, quest’ultimo indica una situazione di contrasto fra divergenti interessi, che può trovare un diverso grado di componimento a seconda della complessità e/o del sistema “flessibile” di controllo che le parti intendono esercitare sul medesimo.

Tale contrasto, infatti, non deve essere appianato esclusivamente attraverso la risoluzione di una questione giuridica, bensì può essere gestito anche tramite l’utilizzo di procedure di composizione informali, atte a indicare soluzioni condivise e spontaneamente osservate dalle parti.

L’elemento unificatore dei procedimenti sopra menzionati, quindi, consiste nella volontà comune delle parti liberamente manifestata, laddove il ricorso alla tutela giurisdizionale rappresenta il risultato di un’iniziativa unilaterale assunta da un soggetto a tutela degli insopprimibili diritti allo stesso garantiti dagli artt. 3, 24 e 111 Cost.

I diversi modelli di ADR si differenziano, oltre che per la loro differente natura e struttura giuridica, anche per il diverso grado di autonomia interno agli stessi, il quale raggiunge la massima espansione nella negoziazione, in cui le parti assumono il pieno controllo in ordine alla gestione della controversia, sino a degradare nella mediazione e, da ultimo, nel procedimento arbitrale.

Nella negoziazione, infatti, le parti mantengono il pieno controllo della procedura e procedono all’autocomposizione dei propri interessi.
Tale modalità di gestione dei conflitti si palesa valida sino a quando i soggetti coinvolti collaborano attivamente alla risoluzione dei problemi, mantenendo un dialogo costruttivo e scambiandosi reciprocamente ogni informazione utile alla gestione delle problematiche emerse nel corso del negoziato.

La mediazione, invece, consiste in un procedimento mediante il quale le parti tentano di addivenire alla composizione della controversia per mezzo di un soggetto terzo - il mediatore - estraneo alla questione ed equidistante dai contrapposti interessi.

Nella mediazione di tipo facilitativo si assiste all’intervento di un terzo imparziale, indipendente e neutrale, che mette in relazione i soggetti e favorisce il dialogo tra i medesimi, i quali restano liberi di raggiungere un accordo oppure di intraprendere un’azione giudiziale.

La conciliazione di tipo valutativo, invece, si differenzia rispetto al precedente modello a causa del diverso ruolo rivestito dal terzo, atteso che quest’ultimo viene investito dalle parti del potere di proporre una soluzione alla controversia, fermo restando che le parti stesse si riservano la facoltà di accettare o rifiutare la proposta del conciliatore.

Nell’arbitrato, infine, l’autonomia privata si espleta soltanto nella fase iniziale del procedimento, dal momento che i contendenti restano liberi soltanto di deferire la controversia a terzi mediante la sottoscrizione di un apposito negozio giuridico, denominato compromesso, oppure tramite l’inserimento della clausola compromissoria all’interno del testo contrattuale.

La natura aggiudicativa e la funzione etero-compositiva del procedimento arbitrale, stante il carattere decisorio dello stesso, fanno sì che il ruolo dell’autonomia privata risulti maggiormente compresso rispetto ai modelli sopra delineati, rendendo tale strumento quello ideologicamente più affine alla cultura della giurisdizione.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, quindi, appare fuorviante sul piano concettuale considerare nel nostro ordinamento le ADR come forme di risoluzione alternative alla giustizia ma appare più corretto definirle come strumenti complementari di composizione delle controversie.

- Inizio della pagina -

Copyright © 2009 Arbitra Camera / Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma
Iscritta al n. 44 del Registro degli Organismi di mediazione tenuto presso il Ministero della Giustizia
C.F./P.IVA 08790001005

Il progetto Camera Arbitrale - Azienda speciale CCIAA Roma è sviluppato con il CMS ISWEB® di Internet Soluzioni Srl www.internetsoluzioni.it