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Il codice etico della Camera Arbitrale di Roma

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Il codice etico della Camera Arbitrale di Roma

I codici di condotta costituiscono forme di autoregolamentazione attraverso cui vengono coinvolti gli attori privati per renderli produttivi essi stessi di regole rilevanti per l’ordinamento statale e non meramente negoziali.

Spesso il termine codice di condotta è utilizzato come sinonimo di codice etico.
La prassi della self regulation è molto varia, comprende accordi volontari, codici di condotta, codici etici.

In particolare, l’art. 4 della Direttiva del 2008/52/CE sulla mediazione civile e commerciale prevede che gli Stati debbano incoraggiare l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono i servizi di mediazione.

Scopo della norma è quello di incentivare l’adozione di codici etici in quanto ciò consentirebbe ai professionisti di approfondire in modo efficace i principi della direttiva.

Si tratta di una tendenza ormai consolidata dal legislatore sia nazionale che comunitari e rappresenta una nuova opportunità per lo sviluppo dell’autoregolamentazione.

Se si parla di codice di condotta in materia di mediazione non si può non citare il Codice Europeo di condotta per i mediatori elaborato in seno all’UE da numerosi esperti ed adottato nel luglio 2004 e sul quale la Commissione Europea ha espresso ampia soddisfazione. Il Codice stabilisce una serie di principi ai quali i singoli mediatori possono spontaneamente aderire sotto la propria responsabilità. In particolare sono stati evidenziati alcuni profili salienti della figura, come la competenza, l’indipendenza, l’imparzialità e l’obbligo di garantire la riservateza e la correttezza del procedimento.
Vale la pena rilevare, comunque, che l’adesione al codice di condotta non pregiudica l’applicazione della normativa nazionale o delle regole che disciplinano le singole professioni.

Nel Codice Europeo di Condotta dei Mediatori sopra citato si precisa che gli organismi di mediazione possono elaborare codici più dettagliati, adattati al proprio specifico contesto o ai tipi di mediazione offerti nonché a settori specifici come la mediazione familiare o quella relativa ai consumatori.

Ed è proprio ciò che ha fatto la Camera Arbitrale di Roma che, anche in base al disposto del d.lgs. 28/10, si è dotata di un codice etico cui tutti i mediatori della camera arbitrale aderiscono.

Il codice si articola in tredici punti.
In sintesi ecco alcune rilevanti regole di condotta cui deve attenersi il mediatore:

  • essere adeguatamente formato e costantemente aggiornato nella propria preparazione;
  • rifiutare la nomina nel caso in cui non si senta qualificato;
  • rispettare il regolamento dell’organismo di mediazione;
  • sottoscrivere una dichiarazione di imparzialità, indipendenza e neutralità prima dell’inizio di ciascun procedimento di mediazione;
  • svolgere il proprio ruolo con la dovuta diligenza;
  • non deve esercitare alcuna pressione sulle parti;
  • formulare la proposta di accordo in caso di richiesta congiunta di tutte le parti e solo dopo avere verificato con estrema attenzione l’esistenza di elementi sufficienti alla definizione della stessa;
  • mantenere riservata ogni informazione che emerga dalla mediazione;
  • astenersi da incarichi quale consulente difensore o arbitro tra le stesse parti ed in merito alla stessa controversia;
  • infine, al mediatore è fatto divieto di percepire compensi per la propria attività direttamente dalle parti.

Una questione interessante concerne il sistema di controllo dell’osservanza dei codici etici.

Tale aspetto, infatti, assume un rilievo determinante nell’ottica della realizzazione di un elevato livello qualitativo della mediazione civile e commerciale tenuto conto dell’apertura che il legislatore ha effettuato all’iniziativa privata. Infatti, la violazione dei principi fissati nel codice etico non solo compromette il rapporto tra l’organismo di mediazione e i propri mediatori, ma rischia di vanificare tutte le attività svolte nella direzione di una sempre maggiore diffusione e conoscenza della mediazione.

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