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Strumenti di risoluzione stragiudiziale e ODR: la proposta dell'Unione Europea

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Strumenti di risoluzione stragiudiziale e ODR: la proposta dell'Unione Europea

Restano escluse invece:

a) le procedure presso organismi di risoluzione delle controversie in cui le persone fisiche incaricate della risoluzione delle controversie sono alle esclusive dipendenze del professionista;

b) le procedure presso sistemi di trattamento dei reclami dei consumatori gestiti dal professionista;

c) la negoziazione diretta tra consumatore e professionista, con o senza rappresentanti;

d) ai tentativi messi in atto dal giudice al fine di giungere ad una composizione della controversia nel corso di un procedimento giudiziario riguardante la controversia stessa.



L’art. 5 (accesso alla risoluzione alternativa delle controversie) stabilisce che gli organismi ADR debbano accettare sia le controversia nazionali che quelle transfrontaliere, il che deve fare ritenere che proprio l’obiettivo della Commissione sia quello di addivenire ad una armonizzazione della legislazione degli Stati membri anche in questo ambito.

Per quanto riguarda la figura del mediatore, l’art. 6 della proposta di direttiva prevede che:
“Gli Stati membri garantiscono che le persone fisiche incaricate della risoluzione alternativa delle controversie possiedano le competenze necessarie e siano imparziali.
Essi garantiscono che tali persone:

a) possiedano le conoscenze, le capacità e l'esperienza necessarie nel settore della risoluzione alternativa delle controversie;

b)non possano essere rimosse dalle loro mansioni senza giusta causa;

c) non si trovino in situazione di conflitto d'interessi con una o l'altra delle parti della controversia”.

L’art. 8 della proposta prevede che la procedura ADR deve essere facilmente accessibile ad entrambe le parti a prescindere dalla loro ubicazione; non deve prevedere l’obbligo per le parti di ricorrere ad un professionista legale (pur potendo le parti essere rappresentate o assistite da terzi in qualsiasi fase della procedura); deve essere gratuita o comunque implicare costi moderati per i consumatori; deve consentire la risoluzione della controversia entro 90 giorni dalla data in cui l’organismo ha ricevuto il reclamo, salvo il caso di controversie complesse per le quali tale periodo può essere esteso.

La proposta prevede, altresì, la possibilità di suggerire una proposta per la risoluzione della controversia, purchè

a) il consumatore, prima di accettare una soluzione proposta, sia informato:

i) di avere la scelta se accettare o meno la soluzione proposta;

ii) che la soluzione proposta può essere meno favorevole del risultato che potrebbe essere ottenuto in caso di procedura giudiziale che faccia applicazione su norme giuridiche;

iii) che prima di accogliere o di respingere la soluzione proposta, ha il diritto di ricorrere all'avviso di una fonte indipendente”;

b) le parti, prima di accogliere una soluzione proposta, siano informate dell'effetto giuridico di tale accettazione;

c) le parti, prima di accogliere una soluzione proposta o acconsentire ad una soluzione amichevole, dispongano di un periodo di riflessione ragionevole.

Viene introdotto un sistema di cooperazione tra organismi ADR ed autorità nazionali di attuazione della legislazione dell’Unione sulla protezione dei consumatori nonché un monitoraggio degli organismi ADR attraverso la previsione di un’autorità competente incaricata di monitorare il funzionamento e lo sviluppo degli organismi all’interno del territorio di ogni Stato membro.

Nel 2012 si è aperto il dibattito sul pacchetto legislativo presentato dalla Commissione in materia di Alternative dispute resolution (ADR) e di On line dispute resolution (ODR).

Alcune critiche sono state avanzate da Paesi Bassi e Germania.
In particolare nel Parere motivato della Prima Camera dei Paesi Bassi sulla proposta sono state sollevate obiezioni riguardo al principio di sussidiarietà. La prima Camera ritiene non sufficientemente motivata la necessità di procedere ad un’armonizzazione in questo modo.
I Paesi Bassi segnalano che nello Stato già esiste un valido e ben sviluppato sistema di composizione delle controversie che non è ancorato nella legislazione, ma si fonda sull’autoregolamentazione e la cooperazione volontaria delle parti interessate; ritengono, pertanto, che non vi sia nessun motivo per iscrivere nell’ordinamento legislativo un sistema alternativo di composizione delle controversie.

Segnala altresì che potrebbero sorgere problematiche inerenti aspetti di diritto internazionale privato.
Sulla piattaforma ODR, sottolinea che il suo successo è subordinato “all'ineccepibile funzionamento degli organismi ADR negli Stati membri”, per cui fin quando non si otterrà un funzionamento perfetto degli organismi ADR degli Stati membri non è utile istituire una piattaforma ODR.

Con il parere motivato del Bundesrat tedesco, la Germania pur condividendo la scelta della Commissione secondo cui l’attuazione della legislazione di protezione dei consumatori può essere facilitata anche dal ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie, tuttavia, ritiene che nella sua forma attuale la proposta di direttiva non rispetti il principio di sussidiarietà, non sia coperta dalla base giuridica costituita dall’art. 114 del trattato in quanto prevede anche per le controversie puramente nazionali l’istituzione ed il finanziamento di un’infrastruttura di organismi di risoluzione alternativa delle controversie derivanti dall’acquisto di beni o dalla prestazione di servizi.
Il Bundesrat ritiene opportuno, pertanto, limitare il campo di applicazione della direttiva proposta alle controversie transfrontaliere.

È del 16 ottobre 2012 il parere della Commissione per il mercato interno e la protezione del consumatori sulla base giuridica della proposta di direttiva ADR. In tale relazione, in cui sono state riprese anche le obiezioni sopra citate, è stata confermata la legittimità della base giuridica dello strumento individuata nell’art. 114 del Trattato.

 

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